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Rappresentazione visiva dell'articolo: L'inversione dei ruoli: quando il figlio diventa il custode

L'inversione dei ruoli: quando il figlio diventa il custode

Giovanni Vaona

15 marzo 2025

C’era una volta

Un tempo in cui erano i genitori a prendersi cura dei figli, guidandoli nella vita, proteggendoli, assicurandosi che avessero tutto il necessario per crescere.

Oggi, sempre più spesso, assistiamo a un cambio di testimone: sono i figli a dover proteggere e sostenere i genitori anziani, soprattutto quando la salute e l’autosufficienza iniziano a vacillare.

Simone Cristicchi, in una delle sue canzoni presentate a Sanremo, canta proprio questa inversione dei ruoli: “Quando sarai piccola ti aiuterò a capire chi sei, ti starò vicino come non ho fatto mai”. Una frase che racconta una realtà con cui molte famiglie si trovano a fare i conti.

Ma se l’aspetto emotivo di questa transizione è già un tema delicato, quello economico rischia di diventarlo ancora di più.

L’assistenza agli anziani: una sfida familiare ed economica

In Italia, l’assistenza agli anziani è stata a lungo un affare di famiglia. Genitori e nonni restavano in casa fino all’ultimo, accuditi dai figli. Oggi, però, questa dinamica si scontra con due grandi cambiamenti sociali:

  1. Le famiglie sono più piccole: il numero medio dei componenti per nucleo familiare si è ridotto e le famiglie numerose sono sempre più rare.
  2. Aumenta la mobilità geografica: molti giovani si spostano per lavoro o studio, rendendo complicato essere fisicamente presenti per i genitori anziani.

Risultato? Sempre meno persone possono occuparsi direttamente dell’assistenza ai propri cari, e il supporto esterno diventa indispensabile.

Ma questo ha un costo, spesso molto alto, che incide profondamente sui bilanci familiari e, ancora di più, su chi vive da solo o proviene da famiglie ristrette.

La soluzione (tutta italiana) dell’immobile come riserva di valore

Per decenni, la risposta degli italiani a qualsiasi esigenza economica è stata sempre la stessa: il mattone. La casa di proprietà è stata vista come la sicurezza per il futuro. Oggi, i dati lo confermano: nel 1982 il 57,1% delle famiglie italiane era proprietario della casa in cui viveva, mentre nel 2022 la percentuale è salita al 74,3%.

Investire nel mattone ha dato stabilità, ma ha anche creato un problema: la ricchezza delle famiglie è sbilanciata verso beni immobili, che sono poco liquidi. E quando arriva il momento di dover affrontare spese importanti – come l’assistenza a un genitore non autosufficiente – disporre solo di patrimonio immobiliare può rivelarsi un limite.

La nuda proprietà: una risorsa sempre più utilizzata

Ecco perché oggi si parla sempre più spesso della vendita della nuda proprietà, che consente di ottenere liquidità senza rinunciare a vivere nella propria casa. I dati dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare confermano questa tendenza: tra il 2018 e il 2023, le compravendite di nuda proprietà sono aumentate con un tasso medio annuo del 3-3,5%.

Per molte famiglie, questa rappresenta una soluzione efficace per finanziare l’assistenza ai propri cari o integrare redditi pensionistici spesso troppo bassi. Nel 2023, ad esempio, l’assegno medio annuo lordo di pensione è stato di soli 15.141 euro: una cifra che difficilmente permette di affrontare serenamente il costo di assistenza o strutture specializzate.

Vendere la nuda proprietà: una scelta da ponderare con attenzione

Nonostante i vantaggi, vendere la nuda proprietà non è una decisione da prendere alla leggera. Sono molte le variabili da considerare:

  1. L’età e le condizioni di salute dell’usufruttuario: le tabelle ministeriali calcolano il valore della nuda proprietà solo in base all’età, ma non considerano le reali condizioni di salute. Questo può portare a una sottostima del valore dell’immobile.
  2. Il valore di mercato dell’immobile: è fondamentale valutare non solo il prezzo attuale, ma anche il potenziale di rivalutazione nel tempo e gli eventuali costi di ristrutturazione.

Il ruolo chiave del consulente finanziario

In un contesto in cui le scelte economiche e patrimoniali impattano direttamente la serenità familiare, il consulente finanziario assume un ruolo centrale. Non si tratta solo di fornire una consulenza tecnica, ma di accompagnare il cliente e la sua famiglia attraverso un percorso che tenga conto di necessità pratiche ed emotive.

Esattamente come nella canzone di Cristicchi, c’è un passaggio di testimone nella responsabilità di cura tra genitori e figli. E il consulente può essere il punto di riferimento per guidare le famiglie in questo cambiamento, aiutandole a fare scelte consapevoli per il presente e per il futuro.

Ma non basta. È fondamentale sensibilizzare anche le nuove generazioni, affinché inizino a pianificare per tempo, evitando di trovarsi un domani nelle stesse difficoltà dei loro genitori. L’educazione finanziaria, fatta di piccoli passi costanti, è l’unico strumento che permette di costruire un futuro più sereno.

La vera consulenza non si limita a risolvere i problemi del presente, ma lavora affinché questi non si ripetano nelle generazioni successive. E questa è la differenza tra una gestione finanziaria reattiva e una realmente strategica.

Proprio per questo organizziamo serate come quella del prossimo 3 aprile 2025, che sono serate di sensibilizzazione per le nuove generazioni, che si troveranno ad affrontare un futuro decisamente diverso da quello attuale.

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