Si avvicina la fine dell'anno e con essa la voglia di fare un bilancio di come sono andate le cose con i nostri investimenti. Quest'anno sarà un po' più difficile degli anni scorsi perché l'avvento di Trump ha scombussolato non poco il panorama relativamente stabile degli ultimi anni.
E non mi riferisco ai dazi, che colpiscono settori o paesi mirati, quanto piuttosto alla valuta americana, che da inizio anno ha perso quasi il 12%.
Se consideriamo che circa 2/3 dei fondi che abbiamo in portafoglio hanno sottostanti espressi in quella valuta, capiamo bene che per vedere lo stesso valore in euro che avevamo a inizio anno il gestore deve aver fatto crescere il portafoglio in dollari dell'8%.
Adesso guarda il grafico storico qui sopra. Voglio farti notare una cosa: tutte le volte che il cambio è sceso sotto 1,10 il portafoglio si è apparentemente gonfiato, viceversa tutte le volte che è andato sopra 1,10 il portafoglio si è apparentemente sgonfiato. Tutto questo è noto come Effetto Cambio. La notizia positiva è che non va sempre sù e nemmeno sempre giù.
Quando quest'anno guarderai il report che ti manderò, come al solito ai primi di gennaio, dovrai considerare queste dinamiche per capire se il gestore è stato più o meno bravo. Se il risultato sarà vicino allo zero, significherà che il gestore ha accumulato un guadagno dell'8% che si manifesterà in euro alla prossima inversione di tendenza.
C'è un altro fattore da considerare: avere un euro forte, sul breve periodo penalizza il saldo che vedi, ma permette al gestore di acquistare più quote a parità di spesa in valuta locale.
Per capire questo meccanismo devo ricorrere ad un esempio degli anni '80. I turisti tedeschi che frequentavano il lago di Garda riuscivano a comprare le case più belle grazie alla forza del Marco sulla Lira.
Per gli italiani erano prezzi impossibili ma per i tedeschi no.
Per approfondire:
https://www.advisorteam.it/AreaVideo/Dollaro_debole_opportunit%C3%A0_non_perdita.m4a
