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Rappresentazione visiva dell'articolo: IA: bolla in arrivo o opportunità ragionata?

IA: bolla in arrivo o opportunità ragionata?

Giovanni Vaona

11 ottobre 2025

C’è un’aria di déjà vu, e non è un semplice déjà vu: è l’eco della bolla dot-com che risuona ogni volta che una tecnologia promette rivoluzioni epocali.

Oggi il nuovo protagonista è l’Intelligenza Artificiale — e l’attenzione che gli investitori le riservano ha già sollevato interrogativi: stiamo forse costruendo un castello di carte? Oppure la mania è giustificata?


Il fantasma della bolla dot-com

Venticinque anni fa, la tecnologia “Internet” era fascinosa come oggi è l’IA. Ci furono aziende che, ancora senza modello di ricavo sostenibile, videro valutazioni stellari solo per il loro suffisso “.com”.

Il Nasdaq passò da record epici a una caduta vertiginosa: entro il 2002, oltre l’80 % del valore era evaporato. Quella storia insegna: entusiasmo + mancanza di fondamentali = rischio sistemico.


Gli elementi che differenziano oggi

Eppure, la situazione attuale è molto diversa. Ecco cosa notiamo:

  1. Le società più esposte all’IA sono già grandi, profittevoli, con modelli di business consolidati (Alphabet, Microsoft, Nvidia, ecc.).
  2. Le valutazioni — misurate con il rapporto prezzo/utili (P/E) — sono oggi molto inferiori rispetto a quelle che si videro nei “picchi” della dot-com.
  3. Le aspettative sugli utili sono più solide, alimentate dalle applicazioni concrete dell’IA nei settori (salute, automazione, logistica, fintech).
  4. Il contesto macro è diverso: non c’è (ancora) un rialzo forsennato dei tassi d’interesse che rischi di strozzare la crescita del debito tecnologico.


Insomma: non stiamo (ancora) bombardando i cieli con bolle speculative sottili come vetro, ma stiamo pilotando in uno spazio pieno di turbolenze.


Le zone d’ombra che restano

Non tutto è sicuro. Alcune questioni meritano cautela:

  1. Anche oggi esistono aziende che vengono caricate di interesse, ma con utili esili o incerti.
  2. Alcune valutazioni sembrano spinte dalla narrativa più che dai dati (“volatilità da narrazione”).
  3. Se per un qualche motivo i dati trimestrali dovessero deludere, potremmo assistere a reazioni nervose nel mercato.
  4. Le condizioni politiche, regolatorie, la concorrenza internazionale — soprattutto da Cina e altre aree — rappresentano variabili che potrebbero portare volatilità.


Il mio giudizio: no, non è una bolla… ancora

A mio avviso (e con le conoscenze oggi disponibili), l’IA non è una bolla nel senso classico. Oggi abbiamo fondamentali: utili, modelli validi, scale economiche. D’altra parte, il margine d’errore è stretto. In un’era dell’”iper-informazione”, gli eventi inattesi possono scatenare reazioni rapide.


Regole per navigare l’onda con ragione

Per non farsi travolgere dai comuni cliché, ecco alcuni principi da adottare:

  1. Diversificazione: non puntare tutto sul “titolo dell’IA”. Mescoliamo asset class, aree geografiche e settori diversi.
  2. Orizzonte intermedio-lungo: cerchiamo aziende con prospettive sostenibili, non guadagni da compra/vendi veloce.
  3. Studio continuo: seguiamo gli sviluppi regolatori, tecnologici, e i bilanci.
  4. Scetticismo sano: quando sentiamo dire “è il futuro”, ci chiediamo “bene, ma come lo monetizzo?”.


Come sempre, se una cosa è utile - magari avrà bisogno di più tempo - ma si imporrà sul mercato. È stato così per il Personal Computer, per Internet e per lo Smartphone. Credo che nessuno rimpianga il buon caro e vecchio gettone telefonico.


A presto.


Approfondimento audio:

https://open.spreaker.com/A4NZ/tyayn66s


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