C’è un’aria di déjà vu, e non è un semplice déjà vu: è l’eco della bolla dot-com che risuona ogni volta che una tecnologia promette rivoluzioni epocali.
Oggi il nuovo protagonista è l’Intelligenza Artificiale — e l’attenzione che gli investitori le riservano ha già sollevato interrogativi: stiamo forse costruendo un castello di carte? Oppure la mania è giustificata?
Il fantasma della bolla dot-com
Venticinque anni fa, la tecnologia “Internet” era fascinosa come oggi è l’IA. Ci furono aziende che, ancora senza modello di ricavo sostenibile, videro valutazioni stellari solo per il loro suffisso “.com”.
Il Nasdaq passò da record epici a una caduta vertiginosa: entro il 2002, oltre l’80 % del valore era evaporato. Quella storia insegna: entusiasmo + mancanza di fondamentali = rischio sistemico.
Gli elementi che differenziano oggi
Eppure, la situazione attuale è molto diversa. Ecco cosa notiamo:
- Le società più esposte all’IA sono già grandi, profittevoli, con modelli di business consolidati (Alphabet, Microsoft, Nvidia, ecc.).
- Le valutazioni — misurate con il rapporto prezzo/utili (P/E) — sono oggi molto inferiori rispetto a quelle che si videro nei “picchi” della dot-com.
- Le aspettative sugli utili sono più solide, alimentate dalle applicazioni concrete dell’IA nei settori (salute, automazione, logistica, fintech).
- Il contesto macro è diverso: non c’è (ancora) un rialzo forsennato dei tassi d’interesse che rischi di strozzare la crescita del debito tecnologico.
Insomma: non stiamo (ancora) bombardando i cieli con bolle speculative sottili come vetro, ma stiamo pilotando in uno spazio pieno di turbolenze.
Le zone d’ombra che restano
Non tutto è sicuro. Alcune questioni meritano cautela:
- Anche oggi esistono aziende che vengono caricate di interesse, ma con utili esili o incerti.
- Alcune valutazioni sembrano spinte dalla narrativa più che dai dati (“volatilità da narrazione”).
- Se per un qualche motivo i dati trimestrali dovessero deludere, potremmo assistere a reazioni nervose nel mercato.
- Le condizioni politiche, regolatorie, la concorrenza internazionale — soprattutto da Cina e altre aree — rappresentano variabili che potrebbero portare volatilità.
Il mio giudizio: no, non è una bolla… ancora
A mio avviso (e con le conoscenze oggi disponibili), l’IA non è una bolla nel senso classico. Oggi abbiamo fondamentali: utili, modelli validi, scale economiche. D’altra parte, il margine d’errore è stretto. In un’era dell’”iper-informazione”, gli eventi inattesi possono scatenare reazioni rapide.
Regole per navigare l’onda con ragione
Per non farsi travolgere dai comuni cliché, ecco alcuni principi da adottare:
- Diversificazione: non puntare tutto sul “titolo dell’IA”. Mescoliamo asset class, aree geografiche e settori diversi.
- Orizzonte intermedio-lungo: cerchiamo aziende con prospettive sostenibili, non guadagni da compra/vendi veloce.
- Studio continuo: seguiamo gli sviluppi regolatori, tecnologici, e i bilanci.
- Scetticismo sano: quando sentiamo dire “è il futuro”, ci chiediamo “bene, ma come lo monetizzo?”.
Come sempre, se una cosa è utile - magari avrà bisogno di più tempo - ma si imporrà sul mercato. È stato così per il Personal Computer, per Internet e per lo Smartphone. Credo che nessuno rimpianga il buon caro e vecchio gettone telefonico.
A presto.
Approfondimento audio:
https://open.spreaker.com/A4NZ/tyayn66s
