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Rappresentazione visiva dell'articolo: Da 10 € a 60 € (e oltre): il viaggio nascosto di una bottiglia di vino

Da 10 € a 60 € (e oltre): il viaggio nascosto di una bottiglia di vino

Giovanni Vaona

02 ottobre 2025

L'idea di questo articolo nasce da una chiacchierata fatta con Ilaria, la mia cliente che si occupa di export vini, perché volevo capire quanto i dazi del 15% incidessero realmente sul prezzo finale che paga il consumatore al tavolo del ristorante.


C’era una volta una bottiglia di vino prodotta in Italia, venduta “ex cantina” a 10 €. Un prezzo pulito, diretto: uva, fermentazione, imbottigliamento, etichetta. E fin lì, tutto è trasparente. Ma quel prezzo è solo l’inizio: perché il vero racconto, quello meno visibile, comincia quando quella bottiglia lascia il suolo italiano e si mette in viaggio verso l’altro lato dell’Atlantico.

Quando entra in un container, non viaggia sola. Porta con sé costi di trasporto, imballaggi, assicurazioni, movimentazione portuale, spese di sdoganamento. Vai a calcolare quanto pesa tutto questo sul prezzo base, e vedrai che quei 10 € già salgono: non è un “ritocco” arbitrario, ma accumulo.

Poi viene il passaggio doganale: dazi, accise, controlli. Nel contesto USA-UE, dal 1° agosto 2025 è stato deciso un dazio del 15 % sui vini e spiriti europei all’ingresso negli Stati Uniti.

Eppure, anche essere “arrivati nel paese” non significa che la battaglia del prezzo è finita. L’importatore acquista la merce con quel costo ormai “gonfiato”, e aggiunge il suo margine: paga magazzini, personale, rischio, marketing.

Poi c'è il distributore, che prende dal primo a prezzo maggiorato e lo ricarica ancora, perché deve coprire la sua parte di costi locali, la distribuzione, la rete commerciale.

Infine, il ristorante — l’anello visibile della catena — che prende quel prezzo e lo traduce per il cliente finale: deve coprire affitto, personale, bollette, sprechi, margini operativi.

Metti insieme tutti questi passaggi — ognuno aggiunge qualcosa — e quel vino di 10 € può facilmente diventare 60 €, 70 €, perfino di più, una volta che lo paghi al tavolo. Non è speculazione pura: è narrazione di costi, struttura commerciale, regolazioni politiche.

E oggi, con le tensioni commerciali tra UE e USA, c’è un ulteriore elemento d’incertezza: il rischio che dazi cambino, che accordi saltino o che contromisure vengano adottate.

Dietro quel prezzo al tavolo — 60 €, 80 €, anche 100 € — non c’è un salto misterioso, ma una “macchina invisibile” che trasforma. È come se la bottiglia fosse un seme che, attraversando oceani, dogane, magazzini, negoziazioni e markup, germogliasse in un albero di costi: ogni ramo è un’anello della filiera che aggiunge foglie — che poi sono margini, imposte, spese — e il frutto che raccoglie il cliente è ben più “maturo” del semplice prezzo iniziale.

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